Dal Pef al Mef: da Trani a capo un esposto anche al Ministero sul caso Tari. «I dissidenti stacchino la spina di quest'amministrazione disastrosa»

Il movimento Trani a capo ha presentato un esposto al Ministero dell'economia e finanze ed alla Prefettura, e per conoscenza alla Procura della Repubblica, in merito ai fatti degli ultimi due consigli comunali, in cui si sono approvati, in seconda convocazione, il Piano economico finanziario del servizio di igiene urbana e l'aumento della Tari. Inoltre, è pronto un ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Puglia. Ad illustrare ogni dettaglio, in una conferenza stampa, il portavoce Antonio Procacci, ed i due consiglieri comunali, Aldo Procacci e Maria Grazia Cinquepalmi.  


«Per prima cosa - ha sottolineato l'ex candidato sindaco -, non è vero che la Tari aumenti perché sono aumentati i costi di smaltimento dei rifiuti. In realtà, tali costi sono gli stessi anche per le altre città che conferiscono fuori dei propri confini, poiché nessuna ha la discarica. Ma noi paghiamo, ed anche a caro prezzo, attività come l'emungimento del percolato e, sicuramente, anche gli stipendi dei 10 dipendenti illegittimamente assunti alla fine del 2015».


Procacci fa anche notare che «il Piano economico finanziario, già dallo scorso anno, prevede la realizzazione del servizio della raccolta differenziata porta a porta che, invece, ancora non è partito. Ed a nulla vale indicarlo come in partenza a novembre e dicembre 2017».


Aldo Procacci ha chiarito anche, dal punto di vista del movimento, come sono andate le cose fra i due consigli comunali: «Venerdì 31 marzo, sette consiglieri di maggioranza non hanno votato il Pef ed abbiamo, così, fatto mancare i numeri sulla votazione, anche se il nostro era un "no" fermo alla delibera: così, la stessa, è stata dichiarata infruttuosa. Una delibera infruttuosa va portata non in seconda convocazione, ma alla prima seduta utile successiva. Invece è stata rivotata in seconda convocazione, e questo già è un motivo di illegittimità. Per questo motivo siamo rimasti ancora fuori dell'aula, per fare sì che non si riformasse neanche la presenza della maggioranza dei consiglieri assegnati, che era 16+1, mentre in aula ce n'erano 13, con la Merra. Quindi, abbiamo rafforzato l'illegittimità del provvedimento».


«Adesso Bottaro spieghi se ha la maggioranza - dice Maria Grazia Cinquepalmi - e perché ha aumentato la Tari motivandola con l'aumento dei costi di conferimento, ma neanche spiegandoci nei dettagli dove questi costi siano aumentati. Faremo una richiesta di accesso agli atti ad Amiu, dirigente ed assessore, per avere le giuste spiegazioni sui dettagli del Piano economico finanziario».


Ad Amedeo Bottaro la richiesta è «di dimettersi senza neanche aspettare il bilancio di previsione - dice Antonio Procacci -, perché è il bilancio della sua amministrazione che è già fallimentare. Il risanamento del litorale, il bando lidi, le assunzioni, le transazioni e la Tari sono argomenti già necessari e sufficienti per andare tutti a casa. Il nostro augurio è che i sette consiglieri dissidenti si assumano la responsabilità di essere consequenziali, non votino il bilancio, che contiene quei provvedimenti, e stacchino la spina. Noi saremo pronti a raccogliere le firme per le dimissioni contestuali della metà più uno dei consiglieri comunali».


Nel frattempo, Trani a capo oggi dovrebbe avere un incontro con il procuratore della Repubblica facente funzioni, Francesco Giannella, per conoscere l'iter degli esposti inoltrati presso quell'ufficio: «Vorremmo conoscere se almeno uno di questi abbia avuto corso - conclude il portavoce -, e di certo continueremo a rivolgerci ai giudici quando sarà necessario, né tanto meno abbiamo paura di loro».

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