Protocollo appalti e legalità, la Cgil: «I sindaci della Barletta-Andria-Trani fanno orecchie da mercante»

Un anno e mezzo fa la Cgil Bat, insieme a Cisl e Uil, ha inviato ai sindaci dei comuni della provincia Bat la bozza di un protocollo sulla legalità negli appalti, una proposta di accordo mai presa in considerazione seriamente dai primi cittadini, la cui discussione non è mai decollata perché si riteneva che nel documento ci fossero “aspetti tecnici irricevibili”. La smentita a questa che, per la Cgil, è un alibi arriva nelle ultime ore da Milano e dalla vicina Ruvo di Puglia, due città in cui sono state siglate intese sulla falsa riga di ciò che era scritto nel protocollo presentato alle amministrazioni nella Bat, se non addirittura più “spinte”.

Con il protocollo siglato tra Comune di Milano e sindacati, le gare non potranno più essere al massimo ribasso, tra gli aspetti più importanti c’è la clausola sociale, la responsabilità solidale tra appaltante, appaltatore e subappaltatori ed un meccanismo premiante per le imprese che assicurano un migliore trattamento economico ai dipendenti. Solo per citare qualche esempio, a Ruvo di Puglia il protocollo andrà a implementare le norme del nuovo Codice degli appalti con 18 prescrizioni operative che tendono, tra le altre cose, a ridurre fortemente i criteri di discrezionalità in capo alla stazione appaltante, di modo che la pubblica amministrazione possa analizzare i fattori di rischio corruzione.

Dunque, in altre due città le nostre idee hanno avuto un seguito e nel caso di Ruvo di Puglia vengono prese in considerazione da un primo cittadino che è anche un giuslavorista e quindi profondo conoscitore della materia; non solo il sindaco si è confrontato con i sindacati ma ha siglato anche l’intesa. Lo stesso non possiamo dire che sia avvenuto con i nostri sindaci, ad eccezione di Vittorio Fata di Bisceglie che nelle ultime ore si è reso disponibile ad approfondire, dagli altri nessun riscontro ufficiale è pervenuto (se non qualche dichiarazione di intenti). Tutto ciò accade in un territorio in cui i dati sulle irregolarità sono più alti della media nazionale.

Stando ad una rilevazione dell’ispettorato del lavoro per l’anno 2017, diffusa solo qualche giorno fa, che prende in considerazione diverse macrocategorie, su più di 120 mila pratiche verificate le irregolarità totali riscontrate sono pari al 60,06%. Nella Bat salgono al 63,20%. Nel dettaglio si riscontra il 75,54% di irregolarità rilevate nell’edilizia, il 68% in attività di servizi di alloggio e ristorazione ed il 66,67 in sanità ed assistenza sociale.

Non sfugge che costruzioni, ristorazione e sanità siano i settori in cui è presente il pubblico che spesso affida questi servizi in appalto all’esterno. Paradossalmente, invece, nell’industria (e quindi nel privato che non ha direttamente legami con il pubblico) le irregolarità si attestano al 59,38%. Il 55,92 sono quelle riscontrate in agricoltura. Cosa vogliamo dire con questo ragionamento? Che le pubbliche amministrazioni, involontariamente, prestano il fianco alle illegalità nel mondo del lavoro e per questo siamo convinti che sia il momento, anche alla luce di questi dati, di rilanciare la sfida e la proposta del protocollo sulla legalità negli appalti. Non ci sono, né ci devono essere, più alibi. Si può fare e si deve fare.

Sono tornato a scrivere, insieme a Giuseppe Boccuzzi, segretario generale Cisl Bari-Bat e Vincenzo Posa, coordinatore Uil Puglia-Bat e a tutte le amministrazioni della Bat affinché si creino momenti di confronto sul protocollo, se c’è davvero la volontà di intervenire nell’ottica del rispetto delle regole e della creazione di sana occupazione. Altrimenti siamo legittimati a pensare che questi temi vengano sbandierati come cruciali ma alla prova dei fatti non si fa nulla per garantire davvero legalità e trasparenza e la logica resta quella dello scambio quantità del lavoro a discapito della qualità e dei diritti.

Giuseppe Deleonardis - segretario generale Cgil Bat

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