Umiltà e dialogo, il vescovo di Trani al nuovo presbitero e alla comunità: «Gesù sceglie pescatori bravi con le reti, non con pizzi e merletti»

Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell’omelia di S.E. Mons. Leonardo D’Ascenzo, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, tenuta il 9 febbraio 2019, a Trani, nella Cattedrale, durante la solenne concelebrazione in occasione dell’ordinazione presbiterale del diacono don Vincenzo de Gregorio. Testo evangelico di riferimento della V Domenica del tempo ordinario, Lc 5,1-11 (La pesca miracolosa).

***

Mentre la folla fa ressa attorno a Gesù per ascoltare la Parola di Dio, alcuni pescatori stanno pulendo le reti e non sembrano interessati a quanto sta accadendo o, forse, non hanno tempo, hanno altro da fare. Gesù si dirige verso di loro e sale su una barca. La barca è simbolo della vita di queste persone. Dunque Gesù entra nella loro vita e loro, la vita, la mettono a disposizione per la missione del Signore.

Chiesa in uscita, chiesa missionaria significa prima di tutto permettere a Gesù di entrare nella nostra vita, mettendola a sua disposizione, prima ancora di progettare o fare delle cose. 

Poi, Gesù chiede a Pietro, sulla fiducia, di gettare la rete a largo dove le acque sono profonde, e questo di giorno! Umanamente è una perdita di tempo, un rischio, un esporsi al ridicolo agli occhi degli altri.

Pietro si fida. “Sulla tua parola”, se me lo chiedi tu… Se me lo chiedi tu, metto a tua disposizione la mia vita per quello che mi domandi, anche per ciò che secondo una logica umana potrebbe non avere senso. Il motivo che sta a fondamento della nostra vita di preti è uno e potremmo esprimerlo proprio in questi termini: perché me lo chiedi tu, Signore Gesù!

La vita del sacerdote, oggi, agli occhi di tante persone potrebbe risultare senza senso:  esercitare per tutta la vita il ministero sacerdotale nel grado di presbitero; adempiere il ministero della parola nella predicazione; celebrare i misteri di Cristo secondo la tradizione della Chiesa soprattutto nell’eucaristia e nella riconciliazione; implorare la divina misericordia per il popolo a noi affidato dedicandoci assiduamente alla preghiera; uniti a Cristo consacrandoci a Dio per la salvezza degli uomini.

Alcuni sostengono che tanto noi preti, poi, sappiamo sistemarci le nostre cose, scorciatoie e sconti vari rispetto a quello che dovremmo vivere, magari una doppia vita neanche troppo nascosta. Purtroppo, le persone che pensano in questo modo, dobbiamo riconoscerlo, a volte hanno ragione!

Ma è anche vero che cci sono tanti preti la cui vita e ogni giornata sono vissute come risposta a ciò che il Signore domanda loro. Persone che si fidano di Gesù, persone delle quali ci si può fidare.

Caro Vincenzo, lascia che il Signore possa entrare nella tua vita sempre di più, mettila a disposizione della sua missione e fidati di lui.

La pesca straordinaria è immagine di un’altra pesca alla quale sei chiamato, quella che tira fuori gli uomini che stanno per essere inghiottiti dalle potenze del male, con la rete della Parola di Dio.

Sii uomo di preghiera, capace di vera amicizia con Gesù, per assimilarti sempre di più a lui, al suo modo di pensare, di agire, di amare.

Possano, le persone che incontrerai, riconoscerti come un buon pastore, mai ladro o brigante, possano sentirsi chiamate per nome, cioè rispettate, amate, destinatarie del dono della tua vita. Ti riconoscano come pastore bello, portatore di una bellezza che non è qualità estetica, cura esagerata della propria persona, piuttosto esposizione e dono della vita per la vita delle pecore.

Vivi la relazione con il popolo di Dio secondo la logica del dono, della gratuità. Questa logica ci rende buoni, belli. Diversamente, inesorabilmente, saremo destinati a diventare falsi, brutti, a volte mostruosi pastori, centrati sul ruolo, chiusi in noi stessi, alla ricerca del nostro tornaconto, magari cercando rifugio in forme liturgiche svuotate di senso, rese vano ritualismo oppure, come si dice, accontentandoci di “pizzi e merletti”. Ricordati che all’origine Gesù sceglie pescatori che hanno a che fare con le reti da pesca, non propriamente con “pizzi e merletti”.

Il pastore buono, bello, custodisce le pecore, il mercenario le usa per il proprio vantaggio, economico, affettivo, psicologico, di sostegno alle proprie carenze o vuoti.

Nella nostra Chiesa, in questa nostra famiglia di Trani-Barletta-Bisceglie, abbiamo bisogno di preti pastori, immagine del buon pastore. Solo preti che siano così!

Noi già ordinati, come Pietro, siamo chiamati a conversione, a chiedere perdono, a gettarci alle ginocchia di Gesù pieni di stupore per quello che il Signore ha compiuto in noi e attraverso di noi, a volte nonostante noi. Tu vivi da subito e rispondi ogni giorno alla chiamata ad essere pastore buono e bello, in comunione, costruttore di comunione, in questa Chiesa, in questo presbiterio e con questo presbiterio.

Al Signore che ti dirà ad ogni risveglio: “Chi manderò e chi andrà per noi?”, rispondi con gioia e generosità: “Eccomi, manda me!”. 

(foto di repertorio)

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