Da diario di un dramma a libro che commuove: ad Angela Covelli, di Trani, il Premio Lanterna bianca per il racconto della sindrome che ha colpito suo marito

Il concorso si chiama «Lanterna bianca», richiamando una luce che offre un approdo sicuro e pace. Proprio come la storia di Lino, il 58enne tranese improvvisamente afflitto dalla sindrome di Guillain Barrè, e di cui sua moglie, Angela Covelli, ha raccontato la storia nel libro-diario dal titolo «Ti porterò da te», auto edito ed acquistabile online.

Lanterna bianca è il nome del concorso diaristico nazionale che si tiene annualmente a Motta Camastra, in provincia di Messina, cui l'autrice aveva inviato quasi per gioco la sua piccola, ma sentita opera, almeno per rendere la testimonianza di una malattia rara, che colpisce da una a due persone ogni 100mila.

La più famosa, oggi, è il commissario tecnico dell'Uruguay, Oscar Washington Tabarez, famoso per vivere la sua esperienza sul campo con l'ausilio di carrozzina motorizzata e stampelle.

Nel calcio c'è un esempio ancora più incoraggiante, costituito dal difensore centrale del Cagliari, Fabio Pisacane, completamente guarito al punto da essere titolare inamovibile dei sardi.

Ebbene, «inaspettatamente» secondo l'autrice, proprio a lei è andato il primo premio e lo ha ritirato nei giorni scorsi nel piccolo borgo di collina, in provincia di quella Messina in cui nacque Sant'Annibale Maria di Francia, cittadino onorario postumo di Trani grazie alle Opere antoniane realizzate in città.

È il 4 dicembre 2016 quando Angela e Lino stanno trascorrendo una serena serata a, Minervino Murge, per una festa fra amici. All'improvviso un malore colpisce lui e si manifesta con sintomi in quel momento del tutto inspiegabili: sono i sintomi, già immediatamente devastanti, di una malattia che prima colpisce e poi regredisce.

Il problema è che si manifesta in un attimo, ma va via dopo anni lasciando comunque, generalmente, segni importanti.

Lino resta paralizzato in soli tre giorni: il 7 dicembre è già intubato nel reparto di rianimazione del Vito Fazzi, di Lecce, dove trascorrerà ben dieci mesi di autentico calvario.

La sindrome gli intrappola gambe e braccia, corpo e respiro. Lino dipende da una macchina, dal personale della terapia intensiva e, ovviamente, dalla moglie Angela, che impara a comunicare con lui attraverso il battito delle ciglia, che rispondevano con un «sì» alla lettera dell'alfabeto di volta in volta indicata su un cartello da lei, con il dito, per illustrare una parola e, con viepiù con fatica, una frase.

La malattia si presenta autoimmune, rara e grave. Il sistema immunitario attacca le cellule nervose sane del sistema nervoso periferico, provocando debolezza muscolare, intorpidimento e formicolio fino alla paralisi. Ma non priva il paziente della capacità di pensare, rendendolo semplicemente prigioniero dentro il suo stesso corpo.

Angela impara pian piano a conoscere la malattia, a conviverci e gestirla, trasformando le lunghe attese nell'occasione per scrivere il suo diario, che sarebbe diventato il suo libro.

Nella prefazione, il professor Andrea Lovato sottolinea come da questa opera emerga «la dimensione sociale della famiglia, che enuclea energie vivificanti, soprattutto nel dramma e nella sofferenza, vissuti con caparbia fiducia nella possibilità di ritrovare una vita normale».

Ed è proprio questo il senso del titolo del libro, inizialmente stampato a proprie spese da Angela e poi consegnato nelle mani di un editore, ma solo dopo che le condizioni di Lino sono progressivamente migliorate.

Oggi il paziente è in cura a San Giovanni Rotondo, alterna le sue giornate fra stampelle e carrozzina, ma i progressi rispetto a quelle drammatiche ore, settimane, mesi, anni, appaiono evidenti, se non enormi.

Ti porterò da te è un libro quasi liberatorio dopo tanto dolore, ma anche, come ha spiegato in una presentazione pubblica del libro Donato Forenza, «un valido ausilio per scandagliare la malattia ed affrontarla nonostante i mille rivoli di una patologia oscura, anche grazie alla solidarietà di che ha circondato la coppia e, in particolare, delle tre donne riunite intorno alla sofferenza dell'uomo di casa».

Con la moglie Angela, infatti, anche le due figlie, Valeria e Cristina, espressioni di una famiglia già unita, prima, e oggi persino cementificata da un dramma vissuto con coraggio, dignità ed incrollabile fede.

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