VIDEO. Omicidio Di Leo a Barletta, arrestato Antonio Rizzi, ferito in una sparatoria avvenuta a Trani a dicembre scorso

Nella mattinata odierna personale della aliquota operativa della Compagnia dei carabinieri di Barletta ha arrestato, a Trani, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, Antonio Rizzi, di origini barlettane ma da anni residente a Trani, elemento di spicco della criminalità locale.


L'uomo è ritenuto responsabile dell'omicidio premeditato, in concorso, di Francesco Di Leo, classe ’77, nativo di Canosa di Puglia ma residente a San Ferdinando di Puglia. Si tratta di un violento fatto di sangue avvenuto alle prime luci dell'alba del 3 luglio 2016 in Piazza Marina, a Barletta, all’interno della rivendita di prodotti ittici di Salvatore Lattanzio.


Al Rizzi sono contestate anche: detenzione e  porto illegale di un fucile e di una pistola calibro 7,65, con cui ha commesso il delitto; la ricettazione dell’autovettura utilizzata nella circostanza, risultata rubata.


La misura restrittiva in carcere, disposta dal gip del Tribunale di Bari Susca, su richiesta del sostituto procuratore della Procura presso la Direzione distrettuale antimafia di Bari Giuseppe Maralfa, rappresenta il compendio investigativo di una attività svolta a seguito dell’omicidio di Francesco Di Leo.


I carabinieri, su richiesta del 118, erano intervenuti la mattina del 3 luglio 2016 in Piazza Marina, a Barletta,  presso la rivendita di prodotti ittici cogestita dal pluripregiudicato barlettano Ruggiero Lattanzio, detto “Rino non lo so”, in quanto un uomo era stato ferito da numerosi colpi d’arma da fuoco, a seguito dei quali era deceduto dopo qualche ora in ospedale. La vittima, con piccoli precedenti penali, svolgeva l’attività di venditore di mitili. Immediatamente gli investigatori avevano intuito che il reale obiettivo dell’azione di fuoco fosse Ruggiero Lattanzio, benché quest’ultimo non si trovasse nella pescheria al momento del fatto.


La visione dei filmati della videosorveglianza consentì di vedere come il killer fosse sopraggiunto davanti alla rivendita di prodotti ittici a bordo di una Fiat Punto grigia, risultata poi essere rubata, con alla guida una persona rimasta non identificata. Dal lato passeggero era sceso un individuo alto e corpulento che, travisato e armato di fucile, si era diretto verso la rivendita di ghiaccio adiacente il locale del Lattanzio. Al che l’uomo, evidentemente richiamato dal conducente del mezzo, aveva cambiato repentinamente obiettivo dirigendosi verso la rivendita di prodotti ittici. Mentre percorreva la brevissima distanza tra i due locali, si era accorto che il fucile si era inceppato e, tornato verso l'automobile, aveva preso dal suo complice una pistola. Quindi, tenendo nella mano sinistra il fucile e nella destra la pistola, si era avvicinato alla porta d’ingresso della pescheria e, senza vedere chi fosse l'uomo contro il quale puntava l'arma, aveva esploso in sequenza cinque colpi di pistola ad altezza d’uomo, tre dei quali avevano raggiunto Francesco Di Leo. Quest’ultimo morì poche ore più tardi in ospedale, a seguito delle ferite riportare. Al termine dell’azione l’aggressore era risalito in auto, allontanandosi con il suo complice.


Le prime indagini condotte dall’aliquota operativa della compagnia Carabinieri di Barletta si erano concentrate immediatamente sul pregiudicato tranese. Si era anche appreso che il giorno prima tra Ruggiero Lattanzio e due soggetti di Trani facenti capo al pluripregiudicato Antonio Rizzi e soci di una pescheria a Trani, in via Superga, era avvenuta una violenta lite scaturita dal fatto che il Rizzi intendeva acquisire il controllo del mercato del pesce nella zona, monopolizzando l’acquisto dei frutti di mare a Barletta. Nella circostanza gli uomini del Rizzi erano stati malmenati dal Lattanzio. Proprio le percosse subite dai referenti del Rizzi avevano costituito il movente per l’azione vendicativa di quest’ultimo.


Lo sviluppo investigativo, curato dal Nor di Barletta mediante una serie di attività di intercettazione e pedinamento, ha consentito di delineare a carico del Rizzi un importante impianto probatorio, in seguito corroborato dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia. Questi ultimi hanno riferito di aver appreso le circostanze dell’omicidio dallo stesso indagato nonché da terze persone. Nel contesto investigativo è stato altresì sventato un tentativo di  inquinamento probatorio ad opera del Rizzi attraverso l'inserimento, negli atti processuali, di prova d’alibi rivelatisi falsa e artificiosamente costruita dallo stesso indagato.


A formalità di rito ultimate Antonio Rizzi è stato condotto nel carcere di Trani.

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