Giornata diocesana della gioventù a Trani, l’omelia di Mons. D’Ascenzo

Di seguito il testo integrale dell’omelia dell’arcivescovo nella veglia di preghiera in occasione della Giornata diocesana della gioventù, che si è tenuta il 13 aprile in cattedrale.

***

Un anno fa, all’inizio della mia riflessione durante questa stessa veglia, ricordo di aver detto che nelle varie celebrazioni di ingresso nelle sette città della Diocesi, compresa quella dell’ingresso canonico in questa Cattedrale, avevo partecipato con una certa tranquillità, senza avvertire in me quelle forti emozioni che suscitando agitazione ti mettono addosso tremolio, ti spezzano la voce… Mentre mi accingevo a parlarvi per la prima volta, lo scorso anno, avvertivo invece una accelerazione del battito cardiaco, come si dice… un po’ di ansia!

Quest’anno mi sento più tranquillo, abbiamo avuto diverse occasioni di incontro, cominciamo a conoscerci, a familiarizzare. Ricordo bene l’incontro avuto, sempre qui in Cattedrale con il gruppo di giovani che poi è partito per Roma, per partecipare al Circo Massimo alla veglia con Papa Francesco. Quella sera, nella cripta di questa Chiesa, senza che ci avessi pensato in precedenza, vi chiesi di potervi incontrare per ascoltarvi, soltanto per ascoltarvi. Avete accettato e nella Chiesa dello Spirito Santo a Trani ho così accolto tante vostre riflessioni, domande, suggerimenti. Tutto questo non poteva finire così! Allora, con l’equipe diocesana della Pastorale giovanile, che ringrazio per il prezioso servizio, abbiamo pensato di proporre degli incontri a livello cittadino tra i giovani e il vescovo, per continuare e alimentare il dialogo tra di noi. Ho iniziato con Margherita di Savoia, poi San Ferdinando e Trinitapoli, infine Barletta. Mi aspetta Trani, Bisceglie e Corato… Non posso certo dimenticare la partecipazione numerosa, vivace e coinvolta al Meeting dei giovanissimi a Trinitapoli.

Grazie di cuore per questo cammino che abbiamo cominciato insieme e che continueremo, guidati dallo Spirito Santo, verso gli obiettivi che ci farà conoscere con la consapevolezza, però, che camminare insieme è già un obiettivo raggiunto.

          Ci affidiamo alla cura e alla compagnia di Maria, la madre di Gesù, che nei brani ascoltati questa sera abbiamo incontrato come donna giovane, come nostra sorella, con le stesse gioie e preoccupazioni, slanci e resistenze, sogni e paure che caratterizzano anche la nostra vita.  

 

Quando l’angelo Gabriele annuncia a Maria che sarebbe diventata la mamma del Figlio dell’Altissimo, questa giovane ragazza rimane turbata e domanda come sarebbe stato possibile, dal momento che non conosceva uomo (in ogni cammino verso la realizzazione di un sogno non mancano fatiche, oscurità, incertezze…), ma in risposta alla chiamata dice: “ecco la serva del Signore”. E prosegue dicendo (traduciamo liberamente in italiano il senso dell’”ottativo desiderativo” del testo greco) … “magari avvenga di me quello che hai detto, sono contenta, non vedo l’ora che ciò avvenga”.

“Sempre impressiona la forza del si di Maria. La forza di quell’avvenga per me che disse all’angelo. È stata una cosa diversa da un’accettazione passiva o rassegnata. È stato qualcosa di diverso da un si come a dire: Bene, proviamo a vedere che succede. Maria non conosceva questa espressione: vediamo cosa succede. Era decisa, ha capito di cosa si trattava e ha detto si, senza giri di parole. È stato qualcosa di più, qualcosa di diverso. È stato il si di chi vuole coinvolgersi e rischiare, di chi vuole scommettere tutto, senza altra garanzia che la certezza di sapere di essere portatrice di una promessa. E domando a ognuno di voi: vi sentite portatori di una promessa? Quale promessa porto nel cuore, da portare avanti? Maria, indubbiamente, avrebbe avuto una missione difficile, ma le difficoltà non erano un motivo per dire no. Certo che avrebbe avuto complicazioni, ma non sarebbero state le stesse complicazioni che si verificano quando la viltà ci paralizza per il fatto che non abbiamo tutto chiaro o assicurato in anticipo. Maria non ha comprato un’assicurazione sulla vita! Maria si è messa in gioco, e per questo è forte, per questo è una influencer, è l’influencer di Dio! Il si e il desiderio di servire sono stati più forti dei dubbi e delle difficoltà” (CristusVivit, 44).

E tu, cosa decidi di fare? La risposta a questa domanda, ti chiede di vivere alla maniera di chi è “fuori di sé”. Proprio così, vivere “fuori di sé”, ponendo il centro della tua esistenza in Dio, nel servizio verso il prossimo, nel seguire Gesù animati dal vangelo, attraverso piccole scelte o grandi scelte, come lo stato di vita, la vocazione, “…così non priverai il mondo di quel contributo che solo tu puoi dare, essendo unico e irripetibile come sei” (CristusVivit, 109). “Alcuni giovani forse rifiutano questa tappa della vita perché vorrebbero rimanere bambini, o desiderano un prolungamento indefinito dell’adolescenza e il rimando delle decisioni; la paura del definitivo genera così una sorta di paralisi decisionale. La giovinezza però non può restare un tempo sospeso: essa è l’età delle scelte e proprio in queste consiste il suo fascino e il suo compito più grande” (CristusVivit, 140).

La risposta alla chiamata di Dio, come è stato per Maria, domanda un coinvolgimento pieno, senza limitazioni nell’amore, nel servizio, nella durata. A molte persone il “per sempre” sembra far paura. Ma perché questo “per sempre” dovrebbe fare così paura! Già, perché? Non vogliamo addentrarci nella ricerca e nell’approfondimento dei timori che potrebbero nascere quando ci si rapporta ad una scelta importante: non ce la farò mai; è un impegno troppo grande per me; mi sento inadeguato; e se dovessi cambiare idea? Semplicemente, e semplificando, possiamo dire che quando una persona si innamora di qualcuno, le domande che affiorano nella sua mente e nel suo cuore sono del tipo: ma durerà per sempre? E se finisse? L’accento è posto soprattutto sul timore che quella esperienza possa ad un certo punto concludersi e non sul fatto che il “per sempre” sia un peso troppo grave da portare. In altre parole, chi è innamorato vive una esperienza così bella che vorrebbe non finisse mai. La possibilità che duri per sempre non lo preoccupa, anzi la sua preoccupazione, al contrario, è che possa terminare e non che duri per sempre. Dov’è la paura?

Ogni vocazione è la realizzazione di un sogno, una storia d’amore, e non può che iniziare da un innamoramento. Ora, dove c’è innamoramento, e ancora di più amore, può anche esserci fatica, sofferenza e perfino crisi, ma la paura del “per sempre” no. Restare sempre innamorati del Signore e della vocazione alla quale ci chiama è il vero modo per vivere con gioia il “per sempre”, altro che paura. 

Papa Francesco, a tutti i giovani, annuncia quella che ritiene la cosa più importante, che include tre grandi verità. La prima è che “Dio ti ama…, cerca di rimanere un momento in silenzio lasciandoti amare da lui. Cerca di mettere a tacere tutte le voci e le grida interiori e rimani un momento nel suo abbraccio d’amore...La seconda verità è che Cristo, per amore, ha dato sé stesso fino alla fine per salvarti… Possiamo fargli qualunque cosa, ma Lui ci ama, e ci salva. Perché solo quello che si ama può essere salvato. Solo quello che si abbraccia può essere trasformato... Una terza verità, che è inseparabile dalla precedente: Egli vive! Occorre ricordarlo spesso, perché corriamo il rischio di prendere Gesù Cristo solo come un buon esempio del passato, come un ricordo… Se Egli vive, allora davvero potrà essere presente nella tua vita, in ogni momento, per riempirlo di luce. Così non ci saranno mai più solitudine e abbandono” (CristusVivit, Cap. IV).

Permettetemi di terminare con le stesse parole che Papa Francesco utilizza per concludere la sua Esortazione Apostolica, Cristo Vive, dopo il Sinodo dedicato ai giovani:

“Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci” (CristusVivit, 299).

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