Trani, il rudere di via Di Vittorio sarà demolito: al suo posto un campo polivalente e verde pubblico. Area concessa per 99 anni a San Magno, che spenderà 385mila euro

Il rudere di via di Vittorio è destinato a scomparire per sempre: se ne farà carico, eliminando lo scheletro di quell'asilo mai costruito, sostituendolo con un campo polivalente, altri servizi e riqualificando l'intera area circostante, la parrocchia San Magno.

Infatti, il consiglio comunale ha approvato la valorizzazione di quell'area con la concessione in favore della parrocchia San Magno di quella porzione di territorio, con diritto di superficie fino a 99 anni a titolo gratuito.

Il 18 gennaio 2018 il sindaco, Amedeo Bottaro, chiedeva al legale rappresentante della parrocchia San Magno, don Dino Cimadomo, «di formulare manifestazione di interesse, in ordine alla possibilità di riqualificazione, con finalità di pubblica utilità, dell’area in questione».

Il 4 marzo di quello stesso anno la parrocchia aderiva alla proposta avanzata, manifestando il proprio interesse a rendersi attuatore del progetto di riqualificazione del sito per destinarlo a verde attrezzato, attività sportive e per il tempo libero.

A supporto di ciò, presentava una ipotesi progettuale composta di grafici, relazione descrittiva degli interventi, stima sommaria dei costi e quadro economico della spesa, fissata in 385.000 euro, tutti a carico della parrocchia. Il progetto è a cura degli architetti Sergio D'Addato e Dario Natalicchio.

«Il provvedimento nasce dall'atavico problema di quella struttura, iniziata e mai terminata - ha detto il sindaco introducendolo -. Il rudere è pericolante e da demolire, e per fortuna è giunto il nuovo complesso parrocchiale di San Magno, così vicino che non poteva ignorare la nostra richiesta. Ebbene, loro hanno dato la disponibilità e assicurato la libera e pubblica fruizione dell'impianto che verrà, e non soltanto per eventi sportivi. La demolizione avverrà entro quattro mesi dalla data della consegna del bene. Non ci sarà scopo di lucro, ma solo tariffe minime da noi imposte.

Di seguito gli interventi dell'assemblea.

Branà. Se l'area era destinata ad asilo, faceva parte dei beni indisponibili e bisogna convertirla in bene disponibile. Poi non ci sembra vi sia stato un avviso pubblico, che invece ci sarebbe dovuto essere. A nostro avviso, bisognerebbe superare questi problemi prima di procedere.

Lima. L'opera della parrocchia nel quartiere è meritoria, ma forse ci sarebbero potuti essere altri soggetti interessati al bene, da individuare attraverso una richiesta di manifestazioni d'interesse. Condivido le perplessità del Movimento 5 stelle sull'attuale legittimità del diritto di superficie.

Di Tondo. Non ho i mezzi per giudicare se l'iter sia completo o meno, e vorrei che lo chiariscano i dirigenti, ma mi sembra indiscutibile e quel suolo completerebbe la loro offerta sul territorio.

Ferrante. Una seconda concessione in favore della parrocchia mi lascia perplesso, ma è anche vero che stiamo eliminando un rudere e riqualificando una porzione di quartiere per limiti nostri, che non siamo stati in grado per tanto tempo di fare qualcosa, e meriti della parrocchia, che invece si è subito proposta. Tanto mi basta per esprimere il mio voto favorevole.

Amoruso. Ricordo a me stesso ed all'assemblea che nel 2016, approvando la nuova chiesa di San Magno, riducemmo notevolmente il verde attrezzato con l'impegno di prevedere quel verde sottratto proprio nell'area di via Di Vittorio. Ma c'erano anche le premesse per trovare i finanziamenti e farlo noi. E poi, perché alla chiesa e non agli Oer, che pure stanno lì?

Ventura. In realtà molti di questi problemi li abbiamo già affrontati in commissione urbanistica. Sicuramente l'area è stata già riconvertita con il Piano delle valorizzazioni immobiliari. Inoltre, la concessione dura 99 anni, che è certamente un tempo molto lungo, ma al termine del quale il bene diventa del Comune. Peraltro, nelle immediate vicinanze, ci sono aree disponibili per realizzare quell'asilo che lì,invece, non si può più costruire con criteri moderni.

Corrado. È un provvedimento senza colore politico e punta solo alla riqualificazione di un luogo abbandonato da 40 anni. L'area va di pari passo con le tante che già abbiamo concesso con successo ad enti e associazioni. E questo è solo un punto di partenza.

De Toma. Sarà che il progetto viene da lontano, ma noi l'abbiamo avuto solo ieri come ordine del giorno aggiuntivo. E condivido i dubbi che tanti hanno, soprattutto sul fatot che non ci fossero altri soggetti che avrebbero potuto manifestare interesse per quel sito.

Lops. Se non approviamo questo provvedimento, il quartiere Stadio ci sputerà in faccia. Bene ha fatto il sindaco a chiedere la disponibilità della parrocchia, poi toccherà a noi imporre aree pubbliche a scomputo delle edificazioni nei Piani urbanistici esecutivi.

«Quello che stato osservato dal Movimento 5 stelle - ha replicato Bottaro - è stato già fatto con il Piano delle valorizzazioni immobiliari, che ha destinato quell'area a spazio di aggregazione socio culturale. Al consigliere Amoruso rispondo ricordando che la parrocchia investe in quest'opera 385mila euro, prevedendo in cambio l'assenza del lucro e tariffe agevolate, laddove previste: quindi sarà un'operazione a perdere per loro, e non so davvero chi avrebbe potuto manifestare interesse che non fosse la parrocchia.

Il dirigente dell'Area urbanistica, Francesco Gianferrini, ha escluso che il privato cui il suolo fu espropriato 40 anni fa possa dolersi del cambio di destinazione d'uso dell'area: infatti, il valore non cambia.  L'assenza di una procedura ad evidenza pubblica? La destinazione del bene e l'uso che se ne farà fa escludere che la Corte dei conti possa contestarci il provvedimento.

La delibera è stata approvata con 20 voti favorevoli e 13 assenti.

***

Il consiglio comunale anche riconosciuto un debito fuori bilancio 1500 euro a seguito di sentenza del giudice di pace in favore di un cittadino rimasto infortunato per insidia stradale.

Ritirato, per carenza di documentazione, il debito di 5000 euro in favore di un professionista non pagato per un incarico svolto presso la darsena comunale.

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